lunedì 23 aprile 2012

Diaz - Non pulire questo sangue

 "La più grave sospensione dei diritti civili dalla fine della seconda guerra mondiale" Amnesty International

Per non dimenticare l'infamia e la grama figura che l'Italia ha fatto nei confronti dell'opinione pubblica internazionale.
Non dovremmo curarci soltanto dei giudizi delle agenzie di rating, ma anche, e sopratutto, dei giudizi morali che il nostro paese si guadagna nel mondo!

http://www.youtube.com/watch?v=UdYB01Gg9gM

http://www.amnesty.it/impunita-per-violazioni-del-G8-Genova-2001-una-macchia-intollerabile

venerdì 27 gennaio 2012

CASA ROSI - CORTONA

Casa Rosi - Cortona
L’area interessata dall’intervento è inserita nel contesto del territorio agricolo della Valdichiana,   interessata da insediamenti di edilizia rurale o ex rurale risalente ad epoche pregresse e successivamente rimaneggiata a più riprese: case coloniche, annessi agricoli di varia consistenza adibiti, un tempo, sia al ricovero degli animali da cortile che delle attrezzature agricole circondato da territorio rurale prevalentemente pianeggiante, con lieve pendenza verso sud-ovest e dotato di vegetazione arborea di tipo prevalentemente spontaneo (quercus ilex, arbusti, uliveti).

Il lotto di intervento è ubicato in seconda schiera rispetto alla strada provinciale Siena-Cortona.
Si prevede di realizzare un fabbricato per civile abitazione unifamiliare.

Il fabbricato in progetto è dotato di quattro affacci vetrati prevalenti, ortogonali tra di loro, intervallati da setti murari quasi interamente opachi, pertanto il medesimo sarà orientato secondo i punti cardinali in maniera da garantire alle pareti vetrate il miglior coefficiente possibile di irraggiamento solare. (cfr. Villa La Rotonda, Vicenza, A. Palladio)


L’impianto del fabbricato in progetto, che si sviluppa su due piani fuori terra,   prevede una distribuzione centrale. E’ costituito da quattro setti murari simmetrici rispetto ad un punto centrale che definiscono uno spazio centrale regolare e quattro ali rettangolari, radiali ad esso.

I setti murari costituiscono anche la struttura portante verticale del fabbricato e saranno realizzati in pannelli di C.l.s. del tipo “Genialwall”, in grado di assicurare elevate prestazioni di coibentazione ed isolamento acustico. Detto sistema costruttivo innovativo consentirà inoltre di contenere le spese di fabbricazione in quanto prevede, tra l’altro, una finitura esterna mediante casseri preformati con sagomatura effetto pietra a faccia vista già pronta al momento del disarmo.

Le terminazioni delle quattro ali saranno invece interamente vetrate mediante apposizione di infissi del tipo “Screenline” con vetrocamera ad elevato isolamento e sistema di oscuramento a veneziana interna. Le stesse saranno protette dal soleggiamento diretto estivo mediante il loro arretramento di cm 50 rispetto al filo esterno della facciata.

Il sistema di copertura del fabbricato sarà anch’esso informato alla migliore resa coibente onde garantire agli ambienti sottostanti un microclima confortevole ed un ridotto dispendio energetico. Infatti le terminazioni delle facciate saranno coperte a falde inclinate su muricci ed il solaio inclinato di copertura sarà realizzato con pannelli isolanti tipo “Termofam”; in questa maniera il vuoto compreso tra il solaio orizzontale e quello inclinato di copertura formerà una camera d’aria coibente.
Nella porzione centrale (non visibile dall’esterno poiché schermata dai tettini a falde di cui sopra) troverà spazio una porzione di lastrico solare con al centro una vasca per accumulo di calore. Detta vasca contribuirà alla mitigazione della temperatura della copertura e l’acqua contenuta in essa sarà utilizzata, nella stagione calda, a scopi sanitari.
L’accesso all’abitazione avviene attraversando il patio-vestibolo con copertura in rame la cui funzione preminente è quella di ombreggiare e proteggere dalle intemperie la grande vetrata di ingresso. Il portone immette nel vano centrale che distribuisce agli altri locali del piano terra. Si tratta di un ampio soggiorno-open space che si estende verso la vetrata rivolta a sud ove trova posto la zona pranzo a doppio volume; la parete opposta, più buia, è destinata al grande camino tipico della tradizione rurale, implementato, però, in questo caso, da un sistema di cogenerazione di calore mediante scambiatori. La cucina comunica direttamente con il grande soggiorno, mentre le altre due ali al piano terreno sono occupate da cantina e garage, raggiungibili attraversando un piccolo disimpegno.
Sulla zona pranzo si apre poi la scala che conduce al piano primo (e poi al lastrico solare al secondo livello). La scala, costituita da gradini lapidei incastrati a destra e sinistra nelle murature che la delimitano, sbarca sul vano centrale del piano primo adibito a studio/biblioteca il quale, affacciato sul doppio volume della zona pranzo, da poi accesso alle altre tra ali che ospitano rispettivamente la camera padronale con guardaroba interno e le altre una camera ed un bagno ciascuna.  Da questo piano la seconda rampa di scale permette l’accesso al lastrico solare dove trova posto la vasca per raffrescamento della copertura ed accumulo di acqua calda sanitaria da utilizzare nella stagione estiva.
Vista della vasca in copertura
               
I fronti saranno in cls vibrato, sagomato e rasato a faccia a vista, le gronde saranno in cls ed i canali di gronda e i discendenti pluviali saranno pvc ubicati internamente alle murature verticali, gli infissi secondari saranno in pvc del tipo a taglio termico muniti di scuretti interni.

Le pareti interne saranno trattate ad intonaco di tipo civile e tinteggiate a  tempera, salvo quelle prospicienti lo spazio a doppio volume che saranno lasciate a vista; i pavimenti saranno in parquet di legno naturale in tutti i locali ad eccezione dei servizi e del garage, i rivestimenti murali saranno in ceramica; i bagni saranno dotati di pezzi sanitari in viteux-china e le porte interne saranno realizzare in legno; l’approvvigionamento idrico sarà garantito mediante pozzo di proprietà esistente.

Vista dello spazio pranzo a doppio volume
L’impianto di riscaldamento sarà del tipo ad acqua calda, a circolazione forzata; è prevista la realizzazione di impianti di riscaldamento del tipo a pannelli radianti a pavimento e, se necessario, anche a parete; tale scelta impiantistica permetterà di far funzionare l’impianto a bassa temperatura impiegando l’acqua riscaldata dagli appositi pannelli e stoccata nei depositi alloggiati negli spazi tecnologici allocati sotto i piccoli tetti a falde inclinate.
I predetti impianti di climatizzazione disporranno anche di caldaia a gas di tipo tradizionale e di motori a condensazione per il raffreddamento che saranno impiegati in ausilio ai sistemi ecocompatibili, nei periodi dell’anno in cui si renderà necessario.









CICLO DI CONFERENZE DI URBANISTICA AD AREZZO

Locandina del Ciclo di Conferenze
Quando Ernesto Natar Rogers teorizzava che l'architetto deve saper progettare "Dalla città al cucchiaio" forse non immaginava che, a distanza di molti decenni, saremmo stati abilissimi a progettare ogni genere di "cucchiaio" - nelle forme più disparate di beni di consumo - ma che avremmo progettato poco, pochissimo, la città.

Ossia, il progetto di pianificazione continua a regolare lo sviluppo delle nostre città. Risulta però svilito di quella componente antropica e "umanitaria" che animava l'Urbanistica ai suoi albori. 
Da progetto che era, è diventato sostanzialmente programma. 
Programma inteso come susseguirsi scientifico di azioni razionali e macchinali, quantificazione mediante parametri e standard, previsione di carattere statistico. 

Si è conservato, certamente. Si è conservato molto e bene il patrimonio esistente - sia esso paesaggistico, artistico, architettonico -, molto di più di quanto si sarebbe fatto senza le regole e le norme che hanno sovrainteso allo sviluppo delle nostre città. 
Epperò non si è trasferito, a mio, avviso, nella città contemporanea, il carattere della contemporaneità - intesa come insieme di azioni e modi di vivere dell'uomo contemporaneo -. O, quantomeno, non si è fatto quanto e come in altre città europee.

La progressiva de-umanizzazione del processo di pianificazione ci ha restituito centri storici dai quali è stata espulsa tutta una serie di funzioni che caratterizzavano la città alla quale eravamo abituati. Questo ha prodotto una specializzazione spinta delle zone della città che finiscono per essere "camere stagne" non in grado di comunicare le une con le altre. Ed ha prodotto una serie di vuoti di risulta all'interno della città stessa. La promiscuità che accostava l'artigianto, il commercio, i servizi e la residenza e che ha permesso lo sviluppo dei centri storici che conosciamo e tuteliamo è dissuasa dalla pianificazione urbanistica come l'abbiamo conosciuta fino ad oggi. 
Come dire, si tutela il frutto, ma si abbatte l'albero che lo ha prodotto. Ossia, tuteliamo come patrimonio storico la città che abbiamo avuto in dote dai nostri avi, senza conservare i modi di utilizzarla che l'hanno generata e fatta crescere. Ed allo stesso tempo si fatica, per le problematiche sempre crescenti connesse sia all'uso del suolo sia alle funzioni da dislocare, a generare un modello contemporaneo di sviluppo di città, sia esso integrato, adiacente o avulso rispetto al centro "storico" della città stessa. 

Attorno a questi temi di importanza capitale abbiamo cercato di alimentare il dibattito, nella città che ospitò i Laboratori di Urbanistica di Quaroni, Rossi, Olivetti, Ciorra.
Ospiti di grande rilievo nel panorama urbanistico in Toscana e non solo - Sergio Sozzi, Silvia Viviani, Barbara Croci, Leonardo Rignanese, Danilo Grifoni ci  porteranno i loro prezioni contributi per riavvicinarci ai temi della progettazione della città.

giovedì 21 aprile 2011

CASA QUAGLIA







La famiglia Quaglia, che risiede in una bella villa isolata nei dintorni di Cortona, aveva da anni un cruccio: un grande locale a piano terra mai finito, mai utilizzato, diventato una "terra di nessuno".
Abbiamo deciso di trasformarlo, invece, nello spazio più conviviale dell'intera abitazione, nel luogo delle feste, delle cene, delle partite a carte con gli amici fino a tarda notte.
Perciò, lavorando di cesello all'interno di una "scatola" già esistente e non modificabile abbiamo innanzi tutto decorato con pitture trompe l'oeil i soffitti di modo da rendere l'effetto di un solaio a volticine, richiamo tipico dei rustici delle nostre terre. Le pareti sono state tinteggiate di colori terrosi e caldi in maniera da avvolgere il locale in morbidi riflessi cromatici.
Dai pochi punti luce esistenti abbiamo diramato una serie di "tralci" di rame che raggiungono i punti da illuminare generando un effetto di illuminazione puntiforme particolarmente intima ed accogliente.
Al centro della parete principale abbiamo creato, infine, un'isola di lavoro, realizzando una parete circolare in mattoni a faccia vista sormontata da un piano di lavoro a corona circolare in legno, il tutto ricompreso sotto ad una doppia veletta sempre circolare in cartongesso dove sono ubicati gli impianti di aspirazione ed illuminazione.
Completano il locale arredi rustici realizzati su disegno come la grande scaffalatura a tutta parete ed il tavolo da 12 coperti circondato da poltroncine in pelle di bufalo.
... e che la cena abbia inizio.

VESPA LAMBRETTA CLUB CORTONA - RADUNO INTERNAZIONALE




E' con orgoglio che annuncio sulle pagine del mio blog la fondazione del Vespa Lambretta Club Cortona e l'imminente Raduno Internazionale Vespa Club organizzato in collaborazione con gli amici del Vespa Club Arezzo.

Ringrazio gli amici che, insieme a me, hanno fortemente voluto il Club e stanno lavorando per le sue iniziative.

Presidente: Stefano Faragli
Tesoriere: Miro Tamburini
Segretari: Thomas Botanici, Filippo Simonetti, Marco Zacchei
Consigliere: Gabriele Monaldi
Soci fondatori: (oltre ai citati per le cariche) Claudio Binario, Giacomo Iazzetta, Valentina Iazzetta, Luca Pacchini.

lunedì 29 novembre 2010

FUORI DI TESTA







Si è tenuta sabato 27.XI u.s., presso la sede della Galleria d'Arte Nocchia, in via Guelfa a Cortona, la vernice della prima personale cortonese dell'amico artista Péru, al secolo Paolo Perugini.
La mostra, dal titolo provocatorio "Fuori di testa" è una raccolta dei lavori recenti di Perugini ed unisce opere in basso rilievo e sculture a tutto tondo.
Il trade d'union del lavoro esposto è indubbiamente la sapienza raffinata e quasi misteriosa dell'artista di assemblare materiali poveri e di recupero in quadri e forme dominati tutti da un eccezionale dinamismo compositivo.
I riferimenti figurativi che Péru utilizza, dal principio della sua produzione, sono essenzialmente riferimenti di tipo visuale, paesaggistico, naturalistico sempre evocativamente trasposti in ensamble di figure ricche di carica espressiva.
E' il territorio ed il paesaggio toscano ad ispirare le prime opere bidimensionali; ben presto, però, interviene nell'artista una chiara suggestione antropomorfa e quindi, nella "personalizzazione" progressiva che le sue opere subiscono, iniziano a comparire figure umane rilette e reinterpretate con un linguaggio decostruttivista e sintetico che non disdegna di disassemblare i pezzi della figura intercalandoli con frammenti di animali o macchine. Ne è un chiaro esempio il ciclo dei manichini con testa d'animale: in questa serie l'artista sovprappone al busto di un comune manichino in policarbonato - decorato a spruzzo, ma non alterato nella stereotipata perfezione formale - teste lignee di animali - metà reali, metà onirici - quasi come se la comparsa della figura dell'uomo nella sua opera rappresentasse un "traguardo" che Péru valica dialetticamente eliminando il volto dell'uomo per sostituirlo con figure animali che gli paiono più "controllabili".
Per giungere infine alla serie delle "Teste" che dà il titolo alla personale. Si tratta di un ciclo di figure a tutto tondo che, in forma di busti, rappresenta i "vizi e le virtù" dell'uomo contemporaneo. C'è spazio, dunque, per i "Fuori di testa", per i "Testdrive", per le "Teste tra le nuvole", per i "Testeinstein", tutte rapprensentate in maniera suggestiva e fumettistica, focalizzando l'attenzione esclusivamente sulla impersonificazione della caratteristica descritta.
L'allestimento poi, al quale ho partecipato come "supervisore", unifica tutte le opere in un "Giardino Quotidiano", in cui le pagine di carta stampata - che dapprima stanno appese al soffitto e formano una serie di quinte, come un velarium - precipitano al suolo e diventano lastricato della strada, aiuole fiorite, angoli di fogli ammassati, areoplani come gioco di bimbi. Ed il tempo continua a passare...

lunedì 1 novembre 2010

MI SCUSI, PROFESSORE - Pensieri sulla tournée "In Cantus" di Roberto Vecchioni




E' da oltre due mesi che medito, caro Professore, sull'opportunità di mettere nero su bianco una mia sensazione di fastidio - come sabbia negli occhi - che mi nacque ascoltando un suo concerto a Castiglione del Lago.
L'album che dava il titolo al concerto è "In Cantus", una sorta di miscellanea, di anacronistica jam-session, tra parole di poeti illustri e musiche di grandi autori classici.
Devo doverosamente premettere che ascolto la sua musica fin da quando, bambino di quattro o cinque anni, prendevo di nascosto i vinile di mio padre - uno fra tutti "Ippopotami" - e da allora sono stato accompagnato dall'evoluzione della sua produzione che procedeva con la mia crescita. Ricordo la Pasqua nella quale mia madre mi regalò l'album "Blumun" e tutte i pomeriggi di studente liceale trascorsi con la Gibson a tracolla a suonare i suoi spartiti programmando la drum machine per rimanere a tempo. Ricordo le volte in cui ho "parlato" agli amici, ed alle ragazze, attraverso le sue canzoni che volteggiavano come icone potenti dentro la mia testa, e ne ho sempre avuta una pronta e adattissima a raccontare il dedalo di sentimenti che ho avuto dentro. Ricordo il sentimento simile al tradimento ogni volta che per un periodo più o meno lungo ho accantonato la sua musica per ampliare il mio panorama con generi differenti. (Ma la musica - si sà - è come le donne, più delle donne, una questione di elezione e si finisce sempre per tornare da chi si ama veramente, da chi ci somiglia).
Ora, certamente io capisco che la sua splendida professione di docente (che è una grazia per chi ha voglia di dirsi agli altri e per chi vuole lasciare che siano coloro che arriveranno dopo a completare il nostro lavoro "[...] manca solo un verso a quella poesia, puoi finirla tu") la porti a conoscere il lavoro dei grandi poeti e che i loro versi diventino compagni di ogni giorno; e comprendo che la ricerca musicale non termina con il pop o con il rock, ed anzi si fonda sui classici e procede dal loro insegnamento. E capisco, o cerco di capire, che non sempre si può esprimersi per sottrazione, giocando sul non espresso, sul sensuale "vedo e non vedo, dico e non dico".
Epperò non ne avevo voglia di sentire "appiccicare" Rachmaninoff, Vivaldi, la Patetica di Chajkowskij, Catullo e compagnia cantante intercalati da alcuni dei suoi pezzi di sempre.
Epperò non avevo voglia, io cresciuto a "lattepiù" e poesie di Montale, a pane e prosciutto e Alda Merini, a crostata di mele e Charles Bukowsky, io accompagnato dal suo rock schietto, easy e genuino di "Luci a San Siro", io non avevo voglia di sentirla parlare di "merdianate rocchettare" facilmente rimpiazzabili dagli archi (seppur encomiabili tecnicamente) dei Nu-Ork String Quintet.
Mi scusi, Professore, ma "più dell'amor potè il digiuno". Non ho potuto fare a meno di scrivere quel che ho pensato in una sera di fine estate, perché da allora ho in mente come una maledetta frattura fra il Professore di prima ed il Professore di "In Cantus".

« L'uomo è la misura di tutte le cose, di quelle che sono in quanto sono e di quelle che non sono in quanto non sono »
( Protagora, fr.1, in Platone, Teeteto, 152a)

P.s. Joe Strummer, Roger Waters, Kurt Cobain, John Petrucci, Jimmy Page e una nutrita compagnia ringraziano per le "merdinate rocchetare"?!